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Degradazione meteorica
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La mwbwdegradazione meteorica (o mwcameteorizzazione) è il processo di disintegrazione e alterazione delle mwcqrocce e dei mwcgminerali affioranti sulla mwcwsuperficie terrestre, attraverso il contatto diretto o indiretto con gli mwdaagenti atmosferici. Rappresenta il primo stadio del mwdqprocesso sedimentario, al cui termine si ha la formazione di una nuova mwdgroccia sedimentaria. Il termine indica un fenomeno che avviene mwdwin situ o 'senza movimento', quindi da non confondere con l'mweqerosione, che invece è dovuta a movimenti e disintegrazione di rocce e minerali per effetto del movimento di mwegacqua, mwewvento, mwfaghiaccio e della forza di mwfqgravità.
Contents
• Idrolisi
• Note
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I due processi della degradazione meteorica
La degradazione meteorica avviene con due differenti processi che possono agire insieme o separatamente:
• il primo è di tipo mwgwmeccanico o mwhafisico: è la mwhqdisgregazione. Le rocce e il suolo vengono ridotte in frammenti di varie dimensioni attraverso il contatto diretto con l'atmosfera, la mwhgdilatazione termica, l'mwhwacqua, il mwiaghiaccio e le variazioni di mwiqpressione;
• il secondo è di tipo mwiwmwjachimico: è l'mwjqalterazione. Avviene attraverso l'aggressione chimica e/o biologica di rocce e suolo, che ne facilitano da una parte la mwjglisciviazione, ovvero l'asportazione in soluzione acquosa di ioni e molecole, e dall'altra l'arricchimento in materiali insolubili.
Disgregazione meccanica
I fattori che contribuiscono alla disgregazione meccanica delle rocce sono essenzialmente fisici: la temperatura, le variazioni di stato dell'acqua e la precipitazione dei soluti in essa contenuti. Il risultato è la disarticolazione in frammenti o mwlqclasti delle rocce. La disgregazione meccanica spesso si alterna in sequenza con l'alterazione chimica, questo perché la frantumazione incrementa la superficie esposta all'azione chimica e nel contempo l'azione chimica sui frammenti è in grado di accelerare il processo di disintegrazione meccanica.
Termoclastismo
Il mwmatermoclastismo avviene in aree a elevata mwmqescursione termica, come nei mwmgdeserticite-ref-1[1]. La temperatura delle rocce durante il giorno può superare anche i 50 °C, mentre si abbassa a pochi gradi sopra lo zero durante la notte. Durante il giorno la roccia scaldandosi si dilata, mentre durante la notte si contrae. La mwnwsollecitazione si manifesta comunque solo negli mwoastrati più esterni. Anche se questo processo è regolato dalla temperatura, la disarticolazione per espansione termica non può avvenire senza la presenza di un sufficiente grado di mwoqumidità, con la condensazione notturna del vapore per l'abbassamento termicocite-ref-2[2]. Secondo esperimenti condotti in laboratorio, l'alternanza ciclica di inumidimenti ed essiccamenti della roccia dovuta agli sbalzi di temperatura sarebbe la causa della sua disgregazione. Infatti la pressione di cristallizzazione delle piccolissime quantità di soluti e quella dell'acqua che resta intrappolata tra i granuli durante l'essiccamento e la contemporanea dilatazione termica di granuli e cristalli allontanano tra loro i granuli sufficientemente per separarli fisicamente l'uno dall'altro. Il termoclasticismo riduce le rocce a grana grossolana o disomogenea o di composizione mineralogica eterogenea in piccoli frammenti e grossi massi più o meno arrotondati. Per effetto del termoclastismo le rocce mwpggranitoidi spesso si sfarinano diventando una sabbia mwpwarcosica. Le rocce che presentano discontinuità planari (mwqafoliazione metamorfica, mwqqstratificazione, mwqglaminazione) o sono a grana fine e uniforme o hanno un minerale prevalente possono sviluppare il fenomeno della mwqwmwraesfoliazione o mwrqdesquamazione, ossia il distacco delle parti più superficiali della roccia in forma di foglietti e scaglie (spessore da pochi millimetri ad alcuni metri) lungo piani circa paralleli alla superficie. Quando questo fenomeno interessa dei massi o dei ciottoli di grandi dimensioni, i foglietti si sviluppano in strutture concentriche che ricordano le squame delle cipolle così per essi si usa il termine di mwrgdesquamazione cipollarecite-ref-forna-3-0[3].
Il ciclo gelo-disgelo o crioclastismo
Il mwugciclo gelo-disgelo, che può avvenire anche con una ritmicità diurna-notturna, conosciuto anche come mwuwmwvacrescita dei mwvqcristalli di ghiaccio o mwvgghiaccio incuneato, avviene quando l'mwvwacqua si insinua nelle fessure aperte nelle rocce, quindi congela espandendo il suo volume. L'espansione può esercitare una pressione fino a mwwa21 MPa. Questa pressione è spesso maggiore della resistenza di molte rocce causandone la conseguente rottura. Questo ciclo avviene soprattutto in presenza di elevata umidità e frequenti escursioni termiche sopra e sotto zero. Quando l'acqua congela in una fessura, il ghiaccio dilatandosi deforma il punto di giunzione aumentando di fatto la dimensione della frattura, fino a renderla definitiva, con la completa rottura.cite-ref-goudie-4-0[4] Questo processo avviene in quanto il mwxqvolume dell'acqua ghiacciata è maggiore del 9% rispetto al volume dell'acqua a temperatura ambiente. Quando il ghiaccio si scioglie, l'acqua può ulteriormente penetrare nella roccia. Poi, quando la temperatura va nuovamente sottozero l'acqua congela di nuovo causando un ulteriore allargamento della frattura. Cicli ripetuti di mwxggelo - disgelo indeboliscono la roccia, fino al punto di disgregarla in diversi frammenti chiamati mwxwclasti che si accumulano sui pendii o occupano interi versanti sotto forma di mwyadetrito di falda. I frammenti di queste rocce si disgregano sempre di più in funzione della loro struttura interna. Possono anche formarsi cristalli di ghiaccio in rocce mwygporose. Questi cristalli crescono attirando l'acqua dai pori circostanti. Il ghiaccio crescendo indebolisce la roccia, che finalmente si frantuma. Il mwywgesso, per esempio è una roccia porosa suscettibile all'azione del crioclastismo.
Il gelo-disgelo agisce anche su suoli interessati dal mwzqpermafrost, con la formazione dei cosiddetti mwzgcunei di ghiaccio: sono delle lamine di ghiaccio spesse 1-2 m che penetrano nel terreno fino a 10 m. All’origine di tutto c’è la contrazione di volume che gli strati superficiali subiscono per l’abbassamento di temperatura invernale. Nel suolo si aprono delle fessure dove, nei brevi periodi di scongelamento, penetra dell’acqua liquida. Il suo successivo congelamento, a causa dell’aumento di volume del ghiaccio, allarga la fessura; questa, nella successiva stagione estiva, si riempirà nuovamente d’acqua che, congelando di nuovo, la allargherà ancora di più. Nel giro di parecchi anni si arriverà alla formazione dei cunei. Probabilmente legati alla formazione dei cunei di ghiaccio sono i mwzwsuoli poligonali, molto diffusi nelle pianure canadesi e siberiane. Le fessure in questi suoli tendono a disegnare un reticolo a poligoni più o meno regolari, ampi da qualche decimetro a molte decine di metri. Caratteristica di questi suoli è la presenza di detriti fini al centro dei poligoni e di detriti più grossolani ai loro marginicite-ref-forna-3-1[3].
Rilascio di pressione
Un'altra possibile causa di disgregazione è il mwcgrilascio di pressione: quando la massa di materiale (non necessariamente roccioso) che sovrasta una roccia è molto pesante, questa è sottoposta a una pressione elevata, come nel caso di rocce al disotto di grandi mwcwghiacciai. Quando l'erosione o il ritiro del ghiacciaio eliminano questa copertura, il rilascio di pressione tende a far gonfiare la roccia disarticolandola e può anche provocare azioni di mwdamwdqesfoliazione. Le mwdgrocce ignee mwdwintrusive, per esempio il mweagranito, si formano nella profondità della mweqcrosta. Sono sottoposte a una fortissima mwegpressione litostatica a causa del peso del materiale sovrastante. Quando l'erosione rimuove tale materiale, la pressione diminuisce e le rocce possono venire alla luce. In seguito alla diminuzione della pressione, la parte esterna di tali rocce tende quindi a espandersi. L'espansione provoca una tensione che genera delle fratture parallele alla superficie esposta della roccia. Con il tempo, veri e propri 'fogli' di roccia si staccano lungo queste fratturecite-ref-forna-3-2[3].
Azione idraulica
Avviene nel momento in cui l'mwgqacqua (generalmente a causa di violente mwggonde) si infiltra rapidamente nelle crepe della mwgwroccia, intrappolando uno strato d'aria nella parte inferiore, comprimendola e indebolendo la roccia. Quando l'acqua si ritrae, l'aria intrappolata viene improvvisamente rilasciata con mwhaforza esplosiva. Questa azione indebolisce la roccia allargando la stessa frattura, il processo aumenta sempre più, consentendo a una maggior quantità d'aria di penetrare durante l'onda successiva. È uno dei meccanismi che agiscono sulla disgregazione delle scogliere marine.
La cristallizzazione del sale o aloclastismo
La mwhwcristallizzazione produce la disintegrazione delle rocce nel momento in cui una mwiasoluzione salina si infiltra nelle fratture ed mwiqevapora, lasciando all'interno mwigcristalli di mwiwsale. Questi all'aumentare della mwjatemperatura, esercitano una mwjqpressione sulla roccia limitrofa. La cristallizzazione del sale può aver luogo quando una soluzione decompone le rocce, per esempio, mwjgcalcare e mwjwgesso, per formare una soluzione di mwkasolfato di sodio o mwkqcarbonato di sodio, che successivamente evapora dando luogo alla formazione dei rispettivi cristalli. I sali che hanno un efficace effetto nel disintegrare le rocce sono: il mwkgsolfato di sodio, il mwkwsolfato di magnesio, e il mwlacloruro di calcio. Alcuni di questi sono in grado di dilatare il proprio mwlqvolume anche di tre volte. L'aloclastismo è un processo che agisce soprattutto sui litorali rocciosi per opera degli spruzzi delle onde e nelle zone aride quando evaporano la falda acquifera vicino alla superficie o gli specchi d'acqua formatisi in occasione delle rare pioggecite-ref-forna-3-3[3].
L'azione dagli organismi viventi
Anche gli organismi viventi possono contribuire alla disgregazione meccanica delle rocce. I mwoqlicheni e i mwogmuschi crescono essenzialmente sulla superficie delle rocce, creando un microambiente chimicamente più umido. L'aderenza di tali organismi alle rocce, intensifica sia l'azione fisica sia chimica, creando delle microfratture nella loro struttura e accelerando la velocità di degradazione rispetto alla roccia non ricoperta da licheni.cite-ref-5[5] Su larga scala il mwqagermogliare dei mwqqsemi e la crescita nelle microfratture di piccole mwqgradici esercitano una pressione fisica e creano una via di scorrimento per successive infiltrazioni di soluzioni chimiche e di acqua. I buchi scavati dagli animali (soprattutto invertebrati) disturbano lo strato di terra adiacente alla superficie della roccia, incrementando l'azione dell'acqua e degli mwqwacidi, ed esponendola a un processo di mwraossidazione. Un altro esempio ben conosciuto di disgregazione causata all'azione degli animali è dovuto alle mwrqfoladi, una specie di mwrgmolluschi mwrwbivalvi. Questi animali sono in grado di 'perforare' le rocce mwsacarbonatiche, come avviene nelle mwsqscogliere mwsgcalcaree di Capo Flamborough, nello mwtaYorkshire; questi fori rappresentano un'ulteriore minaccia all'integrità delle scoglierecite-ref-6[6].
Alterazione chimica
Le rocce ignee e metamorfiche sono costituite da minerali formatisi da reazioni chimicamente stabili entro determinati campi di valori di temperatura, pressione e di composizione chimica dei fluidi associati; le stesse considerazioni sono applicabili ai minerali che precipitando formano il mwuwcemento delle rocce sedimentarie solidificate. L'affioramento di queste rocce sulla superficie terrestre di conseguenza le sottopone a una condizione di disequilibrio chimico-fisico, nella quale i minerali presenti reagiscono con trasformazioni comunemente definite come mwvaalterazioni della roccia.
Dissoluzione
La dissoluzione è il passaggio in soluzione dei minerali di una roccia o di un suolo. L'acqua da sola è in grado di sciogliere pochissimi minerali molto solubili, come quelli costituenti le mwwwevaporiti (mwxagessi, mwxqanidriti, mwxgsalgemma, ecc.). Vi sono tre mwxwgas presenti nell'atmosfera che possono contribuire al processo di dissoluzione. Il mwyabiossido di zolfo, SOmwyq2, prodotto dalle eruzioni vulcaniche o proveniente dai mwygcombustibili fossili, è in grado di trasformarsi in mwywacido solforico e, cadendo al suolo sciolto nella pioggia, causare la dissoluzione delle rocce. Attacca, ad esempio, il carbonato di calcio dei calcari, insolubili, trasformandolo in mwzasolfato di calcio biidrato, cioè mwzqgesso, che è solubile e viene lisciviato. Anche l'mwzgazoto atmosferico, trasformandosi in mwzwacido nitrico può disciogliere delle rocce. Tuttavia uno dei processi principali di dissoluzione riguarda le mw0arocce carbonatiche. Il mw0qdiossido di carbonio, contenuto nell'aria o proveniente dai processi di decomposizione delle sostanze organiche, si scioglie facilmente nell'acqua formando mw0gacido carbonico (come quello contenuto nelle bevande gassate), che rende l'acqua chimicamente «aggressiva» e ne accresce il potere solvente. L'acido carbonico può reagire con i mw0wcarbonati di mw1acalcari e mw1qdolomie, insolubili, trasformandoli in bicarbonati, solubili in acqua e da questa trasportati sotto forma di ioni oppure contribuire all'idrolisi dei silicati (vedi oltre)cite-ref-7[7]. L'acido carbonico è un mw2gacido debole che reagisce con il carbonato di calcio per formare uno ione mw2wCa2+ e due ioni mw3aHCO−3 in soluzione. Essi non si legano in modo stabile per precipitare il mw3qbicarbonato di calcio, a meno che non si abbia un'evaporazione del solvente.
La reazione è la seguente:
mw4qmw4gCOmw4w2 + Hmw5a2O ⇌ Hmw5q2COmw5g3
Biossido di carbonio + acqua → acido carbonico
mw6gmw6wHmw7a2COmw7q3 + CaCOmw7g3 ⇌ mw7wCa2+ + 2mw8aHCO−3
Acido carbonico + carbonato di calcio → ione calcio + 2 ioni di acido carbonico
Idratazione
Alcune rocce sedimentarie, come le mw9aargille e le mw9qanidriti, sono formate da minerali che hanno la capacità di trattenere l'acqua nel loro mw9greticolo cristallino gonfiandosi. L’aumento di volume e lo stress nella roccia che ne deriva, come nel caso dello sgravio di pressione, facilita la disgregazione della roccia. Nel caso dell'anidrite, questa, acquistando due molecole d'acqua per ogni mw9wunità di formula, si trasforma in mw-agesso (CaSOmw-q4 + 2Hmw-g2O ⇌ CaSOmw-w4 • 2Hmw-a2O). L'idratazione è un processo reversibile: l'acqua può evaporare e il minerale ritorna così nelle condizioni iniziali. È quanto avviene continuamente nelle argille: nella stagione delle piogge esse si gonfiano fino a diventare plastiche e in grado di fluire lungo un pendio come una colata di fango. Nei periodi siccitosi, invece, perdono l'acqua intrappolata nel reticolo dei minerali e si contraggono, crepandosi in superficie e indurendosi notevolmentecite-ref-forna-3-4[3].
Idrolisi
L'azione più importante l'acqua la svolge sui mwaqmsilicati, che sono i principali costituenti delle rocce, attraverso l'idrolisi. È questo un processo chimico complesso e non ancora del tutto chiarito. L’attacco chimico è svolto dagli ioni idrogeno (Hmwaqq+) e ossidrile (OHmwaqu–), presenti nell'acqua in piccolissime quantità. I primi si legano ai mwaqytetraedri di silicio, sostituendosi ai mwaqcmetalli alcalini (che hanno la stessa carica) a cui questi sono legati e formando così l'mwaqgacido ortosilicico (Hmwaqk4SiOmwaqo4), solubile nell'acqua dove facilmente polimerizza in mwaqssilice colloidale, e altre molecole più complesse; i metalli si legano agli ioni OHmwaqw–, formando degli mwaq0idrossidi solubili e insolubili (KOH, NaOH, Ca(OH)mwaq42, ecc.). Successivamente una parte dei metalli si ricombina con tutta o parte della silice colloidale per formare i mwaq8minerali delle argille, mentre la restante parte, reagendo con il mwaradiossido di carbonio COmware2 o con sostanze organiche o con altri sali presenti nell'acqua, resta in soluzione sotto forma di ioni o mwaricolloidi insieme all'eventuale silice colloidale residua. Il processo più conosciuto è quello dell’idrolisi del mwarmfeldspato potassico, che avviene in due fasicite-ref-forna-3-5[3]:
L'idrolisi è un processo particolarmente efficace dove vi sono abbondanza d’acqua ed elevata temperatura, cioè nelle zone con climi caldo-umidi, mentre si può bloccare completamente o quasi nelle zone aride o a clima freddo. Il processo viene accelerato dalla presenza di vegetazione, di sostanze organiche in decomposizione e di batteri. Specialmente la prima ha una grande importanza, perché, attraverso il processo della respirazione cellulare, le radici delle piante liberano notevoli quantità di biossido di carbonio nell'acqua che circola nel suolo. Nelle regioni equatoriali la ricca vegetazione e il clima caldo-umido spingono il processo fino alla decomposizione dei minerali delle argille, che sono mwavgalluminosilicati: si liberano acido silicico, che viene asportato dall'acqua, e allumina (Almwavk2Omwavo3) che, essendo insolubile, si concentra in superficie formando una crosta spessa e indurita (mwavslaterite) assieme a ossidi e idrossidi di ferro e manganese. La resistenza dei silicati agli attacchi chimici è inversa al loro ordine di cristallizzazione nelle mwavwrocce ignee: infatti i minerali che si idrolizzano più facilmente sono quelli nella parte alta della mwav0serie di reazioni di Bowen, vale a dire mwav4olivina, mwav8pirosseni, mwawaanfiboli e mwaweplagioclasi calcici, mentre il mwawiquarzo, l’ultimo della serie a cristallizzare, è chimicamente quasi inattaccabile.cite-ref-forna-3-6[3]
| REAGENTI | REAGENTI | PRODOTTI | PRODOTTI |
|---|---|---|---|
| Minerali | Altri reagenti | Fillosilicati o minerali delle argille | Altri prodotti |
| Feldspato potassico | H 2 O, H + | Illite, sericite (muscovite) | silice disciolta, ioni K + |
| Feldspato sodico | H 2 O, H + | Montmorillonite sodica | silice disciolta, ioni Na + |
| Feldspato calcico | H 2 O, H + | Montmorillonite calcica | silice disciolta, ioni Ca ++ |
| Pirosseni , anfiboli , biotite | H 2 O, H + | Montmorillonite sodico-calcica | silice disciolta, ioni Ca ++ , Na + , Mg ++ + idrossido ferrico (precipitato) |
| Olivina | H 2 O, H + | serpentino ( antigorite + crisotilo ) | ioni Mg ++ , idrossido ferrico (precipitato) |
Ossidazione
L'mwabaossigeno, contenuto nell'aria o disciolto nell'acqua, provoca l'mwabeossidazione nelle rocce, soprattutto dei silicati ricchi di mwabiferro, mwabmalluminio e mwabqmanganese. L’ossigeno si lega a questi metalli formando ossidi (ad es. l'mwabuematite Femwaby2Omwabc3 e la mwabgpirolusite MnOmwabk2) o, assieme al vapore acqueo, miscele più o meno complesse di ossidi e idrossidi (ad es. la mwabolimonite e la mwabsgoethite per il ferro e la mwabwbauxite per l’alluminio). I prodotti dell'ossidazione formano sul suolo e sulle rocce delle patine o croste di alterazione dai forti colori (rosso, giallo, bruno, nero). L’ossigeno sottrae elettroni ai metalli e l'eccesso di cariche positive che si viene a creare viene controbilanciato con l'espulsione dalla roccia di cationi. Per questo motivo l'ossidazione favorisce il processo di mwab0lisciviazione (rimozione dei soluti per opera dell'acqua circolante nella roccia)cite-ref-forna-3-8[3].
Biologica
Alcune piante e animali sono in grado di generare una disgregazione chimica attraverso la produzione di mwacwcomposti acidi.
La forma più conosciuta di tale processo avviene mediante la produzione da parte delle piante di mwac4composti chelanticite-ref-chelati-8-1[8] e altre molecole acidificanti in grado di separare chimicamente nel suolo sottostante i composti contenenti l'mwadmalluminio, il mwadqferro e altri metalli, rendendo più facile il loro mwadudilavamento in occasione di piogge. Anche i prodotti della mwadydecomposizione batterica sui resti delle piante morte può portare alla formazione di acidi organici che, sciogliendosi nell'acqua, favoriscono poi il processo dissolutivo.cite-ref-9[9] Produzioni elevate di elementi chelanti possono facilmente intaccare le rocce e il suolo e portare a una mwadspodsolizzazione dei terreni.cite-ref-10[10]
Anche l'mwaeeassociazione simbiotica dei funghi con il sistema radicale degli alberi (mwaeimicorriza) rilascia nutrienti inorganici estratti da minerali come l'apatite o la biotite e li trasferisce alle piante, contribuendo alla loro nutrizione.cite-ref-11[11]
Anche le comunità batteriche hanno un impatto sulla stabilità dei minerali portando al rilascio di nutrienti inorganici.cite-ref-12[12] Molte specie di batteri di diversi generi sono in grado di colonizzare superfici minerali e per alcuni di essi è stato dimostrato un effetto di promozione della crescita delle piante.cite-ref-13[13] I meccanismi che si ipotizza vengano utilizzati da questi batteri includono reazioni di ossidoriduzione e di dissoluzione, accanto alla produzione di agenti meteorizzanti come acidi organici, inorganici e molecole chelanti.
Note
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cite-note-22. ↑ Hall, K. mwagyThe role of thermal stress fatigue in the breakdown of rock in cold regions, mwagcGeomorphology, 1999.
cite-note-forna-33. ↑ Daniele Fornasero - mwahsIl pianeta blu (2004) - Gruppo Editoriale Il Capitello, pp. 509-510
cite-note-goudie-44. ↑ mwah8A.S. Goudie, Viles H., mwaiamwaie5: Weathering Processes and Forms, in Burt T.P., Chorley R.J., Brunsden D., Cox N.J. & Goudie A.S. (a cura di), mwaiiQuaternary and Recent Processes and Forms, Landforms or the Development of Gemorphology, vol.mwaim 4, Geological Society, 2008, pp.mwaiq 129-164, mwaiuISBNmwaiy 1-86239-249-8.
cite-note-55. ↑ mwaiwC.B. Zambell, J.M. Adams, M.L. Gorring e D.W. Schwartzman, mwai0mwai4Effect of lichen colonization on chemical weathering of hornblende granite as estimated by aqueous elemental flux, in mwai8Chemical Geology, vol.mwaja 291, 2012, p.mwaje 166, mwajiDOI:mwajm10.1016/j.chemgeo.2011.10.009.
cite-note-66. ↑ Un esempio si può osservare al sito mwajcLe Foladi di Capo Flamborough
cite-note-77. ↑ Hogan, C. Michael (2010) mwajs"Calcium", in A. Jorgenson and C. Cleveland (eds.) mwajwEncyclopedia of Earth, National Council for Science and the Environment, Washington DC
cite-note-chelati-88. I chelati sono dei composti complessi, dove molecole organiche ad anello sono coordinate da un catione metallico in modo tale che quest'ultimo è trattenuto (chimicamente si dice "sequestrato") da più legami e rimosso così dal contatto diretto con l'acqua del suolo. L'acqua, non "vedendo" chimicamente il catione, non si satura di esso e quindi continua ad estrarlo dai minerali delle rocce, favorendo il processo di lisciviazione.
cite-note-1111. ↑ mwalsLandeweert, R. Hoffland, E., Finlay, R.D., Kuyper, T.W., van Breemen, N., mwalwmwal0Linking plants to rocks: Ectomycorrhizal fungi mobilize nutrients from minerals, in mwal4Trends in ecology & evolution, vol.mwal8 16, n.mwama 5, 2001, pp.mwame 248-254, mwamiDOI:mwamm10.1016/S0169-5347(01)02122-X, mwamqPMIDmwamu mwamy11301154.
cite-note-1212. ↑ mwamoCalvaruso, C., Turpault, M-P., Frey-Klett, P., mwamsmwamwRoot-Associated Bacteria Contribute to Mineral Weathering and to Mineral Nutrition in Trees: A Budgeting Analysis, in mwam0Applied and Environmental Microbiology, vol.mwam4 72, n.mwam8 2, 2006, pp.mwana 1258-66, mwaneDOI:mwani10.1128/AEM.72.2.1258-1266.2006, mwanmPMCmwanq mwanu1392890, mwanyPMIDmwanc mwang16461674.
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• citerefbritannica-com(EN) weathering, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefenciclopedia-canadese(EN, FR) Degradazione meteorica, su Enciclopedia canadese.